Sana 2016


5 consigli utili per le aziende che vogliono diventare Bio PDF Stampa E-mail

I settore bio continua a crescere con  segno "+" con la percentuale in doppia cifra lascia ben sperare anche per questo 2016.

ll consumatore ricerca e richiede i prodotti biologici e in questi mesi molte aziende hanno ricevuto richieste dalla GDO che sta spingendo i suoi fornitori ad avviare linee di produzione bio. Tante aziende agroalimentari stanno chiedendo informazioni su come fare per diventare bio. proviamo a dare qualche utile suggerimento.

1) Analizzare la domanda di BIO
Ci sono numerosi studi, analisi e ricerche effettuate da importanti società che forniscono dati sul settore biologico. La lettura di queste informazioni aiuta a comprendere le dinamiche della domanda e dell'offerta, il profillo del consumatore, i prodotti maggiormente richiesti. Le aziende possono trovare tali informazioni presso:

ISMEA - Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare: è un ente pubblico economico vigilato dal MIPAAF, ha il compito di supportare la competitività del settore agricolo-alimentare attraverso la fornitura di servizi di natura informativa e di mercato. Sul sito www.ismeamercati.it c'è una sezione dedicata ai prodotti bio.

• Nomisma è una società indipendente che realizza attività di ricerca e consulenza economica per imprese, associazioni e pubbliche amministrazioni, a livello nazionale e internazionale. Da diversi anni in occasione della fiera pubblica Osservatorio SANA, un'analisi dei consumi del biologico.

2) Studiare lo standard 
Lo standard Bl0 è contenuto in tre regolamenti comunitari e, a livello nazionale, un Decreto Legislativo e diversi Decreti Ministeriali, nonché numerose circolari ministeriali che interpretano i punti più controversi. Per agevolare la lettura dello standard, CCPB srl mette a disposizione dei clienti un compendio normativo racchiuso in unico testo in formato pdf di cui parla Roberto Setti nel suo articolo e che potete scaricare sul sito www.ccpb.itlblog/2012ƒ05lU8!reg-ce-83407. Tuttavia anche la lettura di un unico testo può risultare complicata a chi non ha l'abitudine a leggere complicati testi legislativi: è consigliabile rivolgersi a chi ha competenze professionali per fare un sunto rapido ed esaustivo dello standard ritagliato sulle necessità dell'azienda. Un ente certificatore come CCPB ha al proprio interno uno sportello informativo che può aiutare l'azienda Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

3) Rivolgersi a un esperto 
Comprendere se l'azienda sia in grado di soddisfare i requisiti dello standard è compito del|'imprenditore, del suo staff o dei suoi consulenti. Ci sono figure dotate di competenze professionali presso le Organizzazioni Sindacali ed i loro Centri di Assistenza Agricola e presso quelle categorie professionali che si occupano di filiere alimentari, come Dottori Agronomi e Dottori Forestali, Tecnologi Alimentari, Periti Agrari, Agrotecnici, Medici Veterinari, Chimici e Biologi, i quali possono supportare l'azienda nel percorso di certificazione ovvero interfacciarsi con l'ente certificatore sia dal punto di vista commerciale e sia per avviare l'iter certificativo.

4) Descrivere con cura quello che si fa 
Le norme in vigore richiedono all'operatore alimentare di descrivere le modalità con cui attua la produzione biologica e come intende rispettare ì requisiti. ln particolare, le aziende agroalimentari che lavorano sia materie prime bio che convenzionali devono porre particolare attenzione ai rischi di una contaminazione ambientale che derivi dall'incrocio accidentale dei flussi produttivi bio e convenzionale; una Cf0SS-C0/7fâIT7/l7âtion che può determinare, all'analisi di un campione di prodotto, il riscontro di sostanze non ammesse dalla normativa (pesticidi, additivi, medicinali...) e il conseguente declassamento del prodotto. 
Nelle aziende più complesse potrebbe essere necessario riprogettare i flussi produttivi, adeguare le strutture, gli impianti e/o i locali ed è importante informare e formare il personale addetto alle operazioni sulle linee produttive.

5) Essere trasparenti 
Entrare in un sistema di controllo e certificazione regolamentato è una scelta volontaria dell'azíenda e non viene imposto dalla legge; 
come detto prima occorre avere consapevolezza e rispetto delle regole. Se l'azienda si accorge che rimanere all'intemo del sistema è difficoltoso e richiede uno sforzo non ripagato dal mercato, è meglio ritirarsi piuttosto che ostinarsi a produrre con metodo biologico adottando soluzioni border-//ne che sconfinano in non conformità. Nei casi più gravi possono esserci conseguenze sull'immagine dell'azíenda, ad esempio in caso di ritiro del prodotto biologico dal mercato. 



Davide Pierleoni Responsabile Ufficío Commerciale e Marketing CCPB

 
Le filiere aiutano il Biologico a crescere PDF Stampa E-mail

Di Lino Nori (Pres. Consorzio Biologico) e Filippo Piredda (Ufficio Stampa CCPB) 

In queste news offriamo ai lettori un quadro della situazione del biologico in Italia. Ne parliamo con Lino Nori, presidente di Consorzio il Biologico.
Veniamo da una serie di annate di crescita, anzi di impennata, per i consumi del biologico, in tutto il mondo, e in Italia. La domanda è: Cosa succede ora? 
Produzione, consumi, numero di persone e famiglie che acquistano regolarmente prodotti biologici aumentano di anno in anno. 
Dei numeri in dettaglio ne parla già Fabrizio Piva nel suo articolo. 
Cosa succede ora è molto semplice: se la domanda cresce in questo modo, l’offerta deve seguirla, anzi anticiparla. Quindi la produzione deve espandersi e diffondersi.
E deve farlo subito, per tre motivi. ll primo è che la materia prima deve essere italiana. 
Non per campanilismo, ma perché l’Italia è di gran lunga il primo paese esportatore di bio: se vuole tenere alta la sua qualità e la sua fama il Made in Italy deve essere italiano. Secondo motivo è che il biologico crea valore: una filiera agricola trova nel bio uno straordinario strumento dì valorizzazione, di cui l’agricoltura convenzionale non può godere. 
In ultimo, ma non meno importante: dove c'è abbondanza di materia prima, c'è meno rischio di frodi.  Finora i casi, isolati, sono spesso imputabili alla difficoltà di reperire forniture sufficientemente tracciabili e sicure.
I motivi sono chiari. Ma come si fa a metterli in pratica? Da dove si deve partire?
Dalle filiere, naturalmente. 
Le aziende che vogliono entrare nel biologico hanno bisogno di impegni e investimenti di lungo periodo, che solo un accordo di filiera può garantire. 
Continuità, fiducia acquistano cosi un valore economico e relazionale senza pari: con le filiere che funzionano prezzi e rapporti sono più equi e più solidi e i prodotti e le materie prime, sono più tracciabili.
In uno scenario di questo tipo che ruolo può avere il Consorzio?
ll Consorzio, come ente associativo di produttori, ha sempre cercato di favorire accordi di questo genere. Mettere insieme soggetti diversi è un po' quello che facciamo quando organizziamo esposizioni collettive alle fiere. 
Anche per questo SANA 2016 avremo una ventina di aziende tra padiglione alimentare e cosmesi, tre convegni di cui uno proprio dedicato a una delle filiere più importanti del bio, quella dell’ortofrutta.

 

Foto Sx.: Lino NORI - Presidente Consorzio Bioexport
Foto Dx.: Filippo PIREDDA - Uff. Stampa CCPB